Energia delle piante

Le piante sono esseri viventi e come gli animali assorbono dall’ambiente circostante non solo aria, acqua e sali minerali, ma anche energia vitale, chiamata anche prana. 

I vegetali quindi, oltre che tramite i propri principi attivi, possono aiutare gli animali anche grazie alla propria specifica vitalità.

Tra l’altro le piante e gli animali, includendo l’uomo, vuoi attraverso l’alimentazione, la millenaria cura erboristica, la continua relazione fisica, l’ossigeno che noi inspiriamo e che le piante, nel loro intimo, producono, trasformano  e inglobando a loro volta l’anidride carbonica che noi, animali, traspiriamo.

Ecco, tutto ciò ha reso la comune biochimica molto simile, fra noi e le piante, ma possiamo anche dire che chi ci ha creati ha volutamente pensato a queste consonanze biochimiche fra i vari regni per favorirne l’interazione e lo scambio reciproco.

Spesso l’uomo prima di avere dei sintomi di una malattia, nel corpo fisico presenta uno squilibrio nella sua vitalità, mentre le piante essendo costantemente aperte nello scambio fra il cielo e la terra tendono ad essere più equilibrate e verso di noi equilibranti.

Ogni giorno della settimana predomina un tipo di energia e non è un caso che i nomi dei giorni della settimana contengono i nomi di queste energie diverse, usate normalmente per indicare i sette pianeti principali.

Indicherò quali sono le caratteristiche salienti di queste ENERGIE e noterete, che anch’esse sono una chiave per decifrare la Segnatura.

La LUNA si sà, ha effetto sulle maree e su tutti i liquidi ed il nostro corpo è costituito principalmente da acqua, quindi la luna, soprattutto quella interna a noi influenza bene i nostri umori, specialmente se sei del cancro che è un segno lunare.

Dico “interna a noi” perché nel microcosmo uomo in piccolo ci sono tutti i pianeti, o meglio le loro energie.

Quindi molte piante lunari saranno diuretiche e drenanti linfatiche, come il Galium aparine o avranno la loro influenza sul cervello, altro organo lunare, tipo la Lunaria, la Salvia, la Pervinca, ecc.

In passato alcune piante lunari venivano impiegate nell’epilessia. 

Capita di notare in alcune piante lunari, la forma dei loro semi a luna, penso al Galium Aparine, alla Lunaria ecc.

Ma la luna influenza anche la crescita e il nutrimento e molte piante lunari infatti sono commestibili, come la Portulaca, la lattuga, anzi tutte le piante da orto sono lunari, e non per niente servono come alimento. 

Le persone lunari possono essere molto femminili, impressionabili, fantasiose, sentimentali e “lunatiche” appunto… su di esse le piante lunari saranno quelle che esercitano il maggior effetto curativo, data la loro consonanza energetica.

Ancora,   le piante lunari possono manifestare il colore bianco, magari anche solo attraverso il loro lattice bianco, tipo la lattuga, la pervinca, gli oppiacei, che riducono la pressione psichica, agendo talvolta sul sistema nervoso come calmanti, ma anche quando compare la luna nel cielo, stanchi ci si calma e ci si prepara per andare a dormire. 

A questo riguardo molte piante sono ipnotiche, o sedative anche del dolore come la morfina del Papavero da oppio e altre. 

Alcune di esse stimolano la impressionabilità, caratteristica lunare e con essa migliorano la memoria.

Possono apparirci come piante molto fluide, mi viene in mente la Betulla, che anche se alta e con una grossa chioma, quando arriva il vento si flette, mentre alberi più rigidi come l’abete possono spezzarsi.

La Betulla è fondalmente pianta di venere ma con la sua corteccia bianca e la sua azione sui liquidi, come diuretico avrà certamente anche qualche influenza lunare. 

Spesso nelle piante, a differenza dei minerali e dei metalli, l’influenza energetica globale è il risultato di un misto di energie diverse e anche per questo incontrerete molti autori in disaccordo, solo perchè ognuno ha un punto di vista differente.

All’inizio questa cosa ci confonde ma poi ci arricchisce.

Alcune piante lunari come la carota, stimolano la maternità, il suo fiore composto, se lo osservate, alla  maturità si chiude in sé formando un nido, che ci ricorda la culla. Inoltre le carote contengono molto betacarotene, iodio, ferro organico, calcio, vitamina A, B6, C e molta fibra che favoriscono il buon sviluppo nel feto di occhi, ossa, denti, pelle, cervello, sistema immunitario e prevengono le infiammazioni intestinali e la stitichezza, come la decalcificazione della mamma in questo periodo. 

All’interno del fiore di carota potete osservare un puntino scuro, un tempo, molto usato dai miniaturisti per colorare e per analogia il nascituro porterà uno spiccato colore nuovo nella vita dei suoi genitori. 

Queste piante, in genere presentano un sapore ed un odore poco pronunciato e in effetti non devono stimolarci, bensì calmarci, a differenza delle P. solari.

Possono manifestare uno sviluppo veloce, pensate alla spiccata crescita del Salice, che tralaltro sceglie spontaneamente di vivere in un ambiente lunare, come lo sono i corsi d’acqua prediletti dal Salice.

Sono piante che possono avere forme infrequenti, possono essere emetiche e anche il vomito è liquido.

Gli organi sessuali e il cervello vengono anche rappresentati dalla luna, e queste piante possono stimolare la sessualità, pensate alla Lattuga virosa, che a piccole dosi è calmante, mentre a dosi elevate risulta afrodisiaca, e a questo riguardo infatti veniva fumata nelle feste come eccitante.

Anche la salvia stimola come infuso il processo del pensiero e la memoria, mentre come profumo è afrodisiaca, come tintura riduce i liquidi del sudore, ed è comunque considerata pianta estrogenica. 

MARTE viene assimilato alle guerre, alle arti marziali” e le piante marziane tenderanno a stimolare le difese dell’organismo e loro stesse manifestano bene questa caratteristica difendendosi nell’ambiente in cui si trovano, magari attraverso le spine. 

Possono stimolare la tiroide come il metabolismo. Marte viene chiamato anche il pianeta rosso e il rosso in questo caso evoca il fuoco metabolico, bruciare i grassi, allontanare le tossine.

Molte piante marziane presentano il colore rosso, pensate ai frutti del Peperoncino, del Tamaro, del Biancospino, il frutto del Pepe lasciato maturare sulla pianta si colora di rosso intenso: il pepe rosso.

La radice di Rabarbaro, con i suoi antrachinoni, molto irritanti, stimola fortemente le funzioni intestinali nell’espellere all’esterno il contenuto intestinale.

I peduncoli delle sue foglie sono di un rosso vivo.

Anche le Barbabietole rosse, sotto terra presentano un tubero voluminoso di un fortissimo colore rosso, e tralaltro riforniscono di ferro, elemento marziano, il sangue, contrastando bene l’anemia.

Anche l’Ortica e un pò meno il Romice contengono  ferro.

Queste piante possono presentare un sapore piccante, esempio lo Zenzero, il  Rafano, la Senape, l’Aglio, la Cipolla, il Peperoncino, ma anche il Pepe nero ha un gusto bruciante se esagerate.

Altre piante marziane si difendono con le spine.

Fra queste alcune sono la Rosa, il Biancospino, il Calcatreppolo, il Cardo benedetto, il Luppolo, l’Ortica, la Salsapariglia, il Crespino, il Prugnolo, ecc…

Spesso anche il sapore è molto forte, pensate alla Genziana, all’Assenzio, all’Aloe, le foglie deterrenti di Coriandolo che anche da lontano odorano di cimice.

Queste piante in genere sono asimmetriche nella loro forma, sono toniche, stimolanti, afrodisiache, rubefacenti, stimolano la cistifellea, il sistema muscolare e sono fra le prime a spuntare in primavera, dato il loro forte vigore, tipo l’ Acetosa. 

Le persone del segno dello scorpione come dell’ariete, se in loro predomina o è in squilibrio l’energia marziana le piante con questa vibrazione saranno quelle che si riveleranno più curative.

MERCURIO richiama subito la comunicazione, lo scambio di informazioni che avviene attraverso la mente, il sistema nervoso con i suoi impulsi elettrici o il sistema respiratorio, tutte forme di comunicazione compresa la voce e l’udito in essa coinvolto.

Ci saranno molte piante mercuriane con virtù curative verso questi aspetti.

Di solito queste piante tendono a presentarsi curvate, possono colpirci con i loro colore giallo o arancio vivo, possono produrre un aroma e un sapore dolce,

Possono manifestare una crescita molto veloce e agire oltreché come calmanti, o antidolorifiche e sulle funzioni respiratorie.  

Le persone nervose o con problemi respiratori, velocissime nella logica e tendenzialmente mercuriane, come tipo di energia predominante, saranno aiutate maggiormente da questo tipo di piante.

Alcune di queste piante sono, la Valeriana, che stimola e sostiene l’intelletto, ma calma il sistema nervoso, la Lavanda migliora la percezione psichica e  interviene come calmante dell’ansia, la Digitale che interferisce sull’impulso elettrico (nervoso”) coinvolto nelle contrazioni cardiache, e così la Maggiorana espande la mente e riduce lo stress, la Cannabis utilizzata come medicina per migliaia di anni, e ancora oggi risulta utile contro il dolore neuropatico e nei dolori della sclerosi multipla, anche se meglio conosciuta come pianta psicoattiva.

E ancora, troviamo la Liquirizia, tipica per la sua radice molto gialla, la Carota dalla radice arancione,

La Tussilaggine, dai fiori gialli ma che agisce anche sulle vie respiratorie e esempio contro la tosse, l’erba Morella dalle antere dei fiori di un colore giallo e un tempo impiegata in chirurgia come antidolorifica, agendo sul sistema nervoso, la Dulcamara dai fiori gialli ed i frutti aranciati-rossicci dai colori molto vividi, e come dice il suo nome ha un gusto dolciastro, la Mandragora, ottima narcotica e sedativa, usata anche nei confronti della tosse, e ancora l’Enula campana, dai fiori giallo vivo e impiegata come mucolitico ed espettorante delle vie respiratorie.

Altro esempio è il Nocciolo, dai fiori unisessuali, cioè la stessa pianta porta sia fiori maschili che femminili.
anche nel simbolo del mercurio sono compresenti il sole e la luna, il principio maschile e femminile.

La riproduzione di questa pianta è anemofila e avvenendo grazie all’aria, elemento di mercurio, indica la sua appartenenza alle piante di mercurio.

In più i suoi fiori sono amenti gialli e in gemmoterapia viene impiegata in molti problemi respiratori.

Il giallo, ricordiamolo è il colore di mercurio. 

GIOVE riguarda la giovialità e la tendenza a interessarsi un po a tutto sia che si tratti di politica, di religione o di questioni sociali.

Fisicamente è il pianeta più grande del sistema solare.

Questa tendenza all’espansione può riguardare anche il corpo che tende a ingrassare, il fegato organo più pesante, i polmoni che con ogni inspirazione si espandono e l’ipofisi, detto re dei re,  che regna sul suo sistema ghiandolare, ma giove riguarda anche l’espansione di coscienza e l’intuizione che avviene nell’area dell’ipofisi dove i corpi sottili si incontano.

La crescita e l’alimentazione legata al metabolismo degli zuccheri e dei grassi e collegabile a giove.

Giove riguarda anche le vene e le piante che appartengono a questo tipo tendono a essere più efficaci sulle persone che hanno questo tipo di energia.

Giove ha un campo magnetico molto grande, fornisce energia al pianeta terra e analogamente riguarda la conservazione dell’energia da parte del corpo umano, riguarda il consumo di cibo, la digestione, il metabolismo dei carboidrati e il processo di l’assimilazione, e non è casuale se molte piante di giove intervengono dove non c’è moderazione, e dove ci sono malattie del fegato, dove c’è una cattiva digestione, congestione e sangue impuro.

Giove interviene anche sulla muscolatura e molte di queste piante sono antispasmodiche utili nelle convulsioni.

Giove induce in noi un temperamento ottimista, non a caso viene anche chiamato la grande fortuna.

Fra le piante di giove troveremo piante dal gusto amaro che stimolano il fegato, tipo il Carciofo che oltre ad essere amaro, se lo osservate rispetto alle altre piante è molto voluminoso, anche la Bardana,  pur essendo di solito considerata venusina, alcuni la considerano gioviana come Patrick Rivière, probabilmente perchè è molto amara e stimola il fegato, ma anche perché crescendo diventa molto voluminosa da adulta.

L’Altea, chiamata anche bismalva, ha le proprietà della malva quadruplicate e rispetto a quest’ultima è molto grande, anche il Verbasco ha foglie molto grandi e cura le vie respiratorie, la Centaura invece è piccola ma amarissima.

Fra le piante di giove troviamo ancora la Cicoria che con il suo amaro è un toccasano per il fegato, la Fumaria sul fegato è anfo coleretica e depurativa del corpo, inoltre è utile dove il fegato è sofferente e la persona tende alla tristezza.

L’ Epatica, lo dice il nome, è stata utilizzata per i problemi al fegato e presenta un colore violaceo simile al fegato, invece la Polmonaria, che ha foglie molto particolari e grandi rispetto al resto della pianta, e le foglie sono per analogia legate alle vie respiratorie, aiuta i polmoni in varie problematiche.

Giove riguarda anche la circolazione del sangue e in questo caso troviamo il mirtillo, l’ippocastagno, il Frassino excelsior, anche antispasmodico che cresce fino a raggiungere i 40 metri.

Per il facile metabolismo degli zuccheri vediamo il comune Fico, mentre per i traumi muscolari è utilissima l’Arnica montana che omeopaticamente migliora la respirazione e la circolazione.

Quindi, come vedete ogni tipo di energia agisce su più organi.

VENERE è la bellezza, l’armonia che si raggiunge quando sono state integrate le energie opposte e le piante venusine portando armonia e salute.

Questa armonia si ritrova nell’arte, specie della musica e nella bellezza anche di alcune piante come la Betulla, che agisce sulla funzione renale, la Filipendula, chiamata anche regina dei prati per la sua bellezza, che agisce come drenante, la Saponaria, anch’essa dai fiori rosa, che cura la bellezza della pelle, la Bardana, essa depurando il fegato è indicata per tutti i problemi di pelle.   

Venere è l’intelligenza che regna sulla materia, è sempre una energia femminile come la luna, ma ha una valenza di completezza con il maschile. 

I reni sono organi venusini.

SATURNO riguarda la profondità delle valli e molte piante saturnine crescono nelle valli ombrose, lontane dalla comune frequentazione umana. 

Queste valli incutono infatti un certo sentore sinistro.

alcune di queste piante sono considerate palingenetiche, cioè favoriscono il trapasso, ma anche l’ascesi, che è una sorta di trapasso e alcune piante di questa categoria crescono in cima ai monti. Saturno è anche detto la porta che da un lato separa la materia e il determinismo e dall’altro si apre alla libertà e quindi al cielo.

Non è un casuale che dopo sabato viene domenica. 

Quindi riguarda da un lato la massima concentrazione della materia, si dice che saturno è il fuoco congelato nella materia, il fuoco divenuto materia solida, la concretezza, la solidità delle pietre, le ossa, le piante cicatrizzanti e mineralizzanti a livello fisico.

Fra queste piante troviamo l’Equiseto, che aiuta a indurire le ossa essendo ricco di silice ( elemento saturnino), la Consolida che da 2000 anni è stata utilizzata per rinsaldare le ossa fratturate e ogni genere di ferita della pelle, la Borsa pastore, che coagula molto bene il sangue e fortifica i cedimenti muscolari, ecc… 

Ma saturno, come abbiamo detto riguarda anche piante che agiscono più come interiorizzanti e  infatti come ghiandola corrisponde all’epifisi, utile per la ricezione dell’energia cosmica.

Il Pino silvestre aiuta ad andare in profondità in noi stessi, come anche la Primula.

Saturno è lo spirito di sacrificio e di adattamento a situazioni avverse, in vista di un fine ultimo positivo.

Fra queste piante ci sono molte piante con dei principi così potenti e concentrati che vengono adoperate specialmente in omeopatia, esempio:

Aconito, Bella donna, Cicuta, Giusquiamo, Veratro, Tasso, Sigillo di salomone, ecc…

Saturno riguarda la depressione e la malinconia.

Le piante di saturno si sviluppano molto lentamente e figurano nel complesso allungate.

In genere con il loro gusto sgradevole, allontanano gli erbivori.

SOLE è invece il pianeta che corrisponde al cuore e analogamente riscalda, rivitalizza e illumina la vita delle persone.

Le piante solari in genere stimolano la circolazione, sono rivitalizzanti e anti depressive.

Come la luce del sole va dall’interno verso l’esterno, contrariamente a quella di saturno che invece al contrario favorisce la concentrazione. 

Le persone solari tendono a manifestare esternamente la propria interiorità e a occuparsi della realtà esterna, (infatti si tratta di persone tendenzialmente realiste) dirigendola, rallegrandola, riscaldandola, illuminandola” un po” come fa il sole. Queste piante si riconoscono perché presentano un sapore e un odore intenso, penso al Noce, alla Celidonia, alla Angelica, allo Zafferano che è fortemente antidepressivo, ma anche l’Iperico è conosciuto come antidepressivo, al Rosmarino, alla Ruta, all’Alloro. Possono essere piante alte ed erette.

Volendo sintetizzare e avere una visione olistica della pianta potremmo considerare fondamentalmente tre aspetti: l’origine, l’essenza e il fine.

L’ORIGINE della pianta che può essere rintracciata nel tipo di energia che si condensa in molte  delle sue caratteristiche fisiche e chimiche, incluse le sue virtù curative. 

Il secondo aspetto fondamentale è la conoscenza dell’ESSENZA della pianta manifesto nella sua forma esteriore, quindi nel colore, nel sapore, nel profumo, nell’interazione che essa ha con l’ambiente circostante minerale, animale e vegetale, l’ambiente di crescita e le leggende.

Il terzo aspetto che normalmente è l’unico che viene considerato è IL FINE, cioè le sue proprietà curative.

Ma alcune piante sono portate più ad agire sui corpi sottili e quindi non presentano molecole chimiche con azione sintomatica e la loro utilità viene indovinata” attraverso il linguaggio della segnatura, la quale considera soprattutto l’origine della pianta e la sua essenza, e poi confermata dall’esperienza clinica.

Nel seguito vediamo di distinguere molte piante in base alla qualità dell’energia predominante in esse.

PIANTE SOLARIPIANTE LUNARIPIANTE MARZIANE
AlloroAgnocastoAglio
AnagallideAcantoAssenzio
AngelicaBietolaAcetosa
ArancioBroccoloAloe
BergamottoCarotaAnanas
CarlinaCrescioneAlliaria
CamomillaConvolvuloAvena Sativa
CelidoniaCardamina l. s.Anemone
CalendulaCurcuma longaBasilico
CicoriaColzaBiancospino
CannellaCitrioloBrunella
Camomilla romanaCavoloBerberis Vulgaris
Calamo aromaticoEsclareaBosso
Chiodi di garofanoFagioloCaglio
CentaureaFicoClematis V.
CurcumaFunghiCipolla
DittamoFava IssopoCaprifoglio
DroseraGallium AparineCassia Obovata
EufrasiaIrisCardo benedetto
EcchioMercorellaCoriandolo
FragolaLunariaCalcatreppolo
Fragola selvaticaLigustroElicriso
GinestraLoniceraGenziana
GineproLattugaGelso
GirasoleNastrutiumMarrubbio
InulaOrtensiaNoce Vomica
IpericoPiretroOrtica
LimonePrimulaOrigano
LigustroPortulacaPeperoncino
NocePiselloPrugnolo
MughettoPatataPiantaggina M.
OlivoPomodoroPepe Nero
OleandroPapavero SonnPino
ParietariaPapayaRanuncolo
PassifloraPrugnoloRabarbaro
PeoniaPilosellaRafano
PimpinellaPiantaggineRomice
PepePervincaSusino
Potentilla ReptansSedanoScilla Sabina
RisoSassifragaSenape
RutaStellaria MediaSalsapariglia
RosaCaninaSalviaTabacco
RosmarinoSassifragaTormentilla
RanuncoloVeronicaZenzero
SenapeZucchina
Salice
Vite
Zafferano
PIANTE MERC.PIANTE GIOVIANEPIANTE VENUSINEPIANTE SATURNINE
AvenaAgrimoniaAlchemillaAgrifoglio
BrioniaArnica MontanaAquilegia AcetosaAconito
CerfoglioBasilicoAchilleaAmaranto
CanapaCicoria indiviaBetullaBorsa Pastore
DulcamaraCentaurea BenedettaBalsaminaBistorta
DigitaleCastagnoBardanaBelladonna
Erba MoraCarciofoCiliegioCipresso
Farfara TussillagoCannellaEdera TerrestreColchico
Finocchio DolceEpaticaErba robertaCalluna
Inula EleniumEderaFagioloConsolida
LigustroEleuterococcoFilipendulaCrespino
LavandaFumariaLigustroCicuta
LuppoloFrassinoRegina dei P.Cuscuta
lavandinoFicoRosa damasc.Centinodio
LiquiriziaGelsominoRasa caninaCarpino
MentaGinsengSaponariaCannabis
MughettoHepatica NobilisSolidagoVergadDigitale
MarrubbioIpericoPrezzemoloDulcamara
MaggioranaImperatoriaVulnerariaEpilobio
MercurialisMirtilloVerbenaErica
NoccialoMelissaElleboro Nero
OriganoMirraEquiseto
ParietariaMelilotoFrangula
SerpilloPolmonariaFumaria
SantoreggiaPervincaMais Orobanca
VerbenaPompelmoMaggiociondolo
Timo, VerbascoQuerciaPungitopo
Tasso BarbassoSalvia SandaloPino P.Mugo
SantoreggiaPioppo
SemprevivoPrimula
TanacetoRicino
TiglioSigillo d Salom.
TarassacoSambuco
Verga DoroSorbo Domestic
Scilla
Tasso

Preparazione degli Oleoliti

In questo articolo affonteremo diversi argomenti:

  1. Preparazione degli oleoliti
  2. Preparazione della pomata anidra e idroalcolica
  3. piante utili negli oleoliti, secche o fresche
  4. Oli essenziali consigliati per alcune pelli
  5. Caratteristiche di alcuni oli fissi
  6. Oli fissi consigliati in funzione della tipologia di pelle

Preparazione degli oleoliti detti anche oli medicati

Sono macerati in olio di:

  • piante aromatiche e quindi ricche di essenza volatile
  • piante oleose ma poco profumate come la Calendula, l’Arnica e l’Iperico
  • piante  resinose (in questo caso la macerazione deve essere a caldo)
  • piante con vitamine liposolubili (come la carota  ricca in beta carotene)
  • piante con glucosidi come l’Erica, il Ligustro, il Pioppo, il Salice, ecc.

L’olio deve essere preferibilmente biologico e macerato a freddo, per essere ricco delle sue qualità organolettiche oltre a non contenere pesticidi e per estrarre bene i principi attivi delle piante medicinali.

L’oleolita non va fatto con l’olio di mandorle a meno che non ci si limiti ad aggiungere all’olio un olio essenziale, questo perché l’olio estratto dalle mandorle è già saturo di per sé e perciò non estrae bene i principi delle piante, in più si conserva male come oleolita, cioè irrancidisce  velocemente.

L’olio più usato, economico, buono nella conservazione e per le sue qualità valide per tutti i tipi di pelle è l’olio di girasole.

Macerazione

Procediamo sminuzzando la pianta o meglio pestandola anche con un mortaio, la mettiamo nel vaso e la copriamo con l’olio scelto versando anch’esso nel vaso, lasciamo 2-3 dita di spazio libero nel barattolo per la sua agitazione e quindi chiudiamo con il coperchio (solo nella macerazione tradizionale e/o in quella a digestione solare) per iniziare l’estrazione che può durare un tempo variabile (come vedremo fra poco).

Conclusa questa fase di macerazione si separa l’olio dalla pianta usando un colino, il solido viene pressato, anche aiutandosi con un torchietto se possibile e si uniscono i due liquidi oleosi, quindi si lascia decantare il tutto per almeno tre giorni, e lo si filtra questa volta con della carta da filtro e un imbuto, coprendo la superficie dell’imbuto e del filtro  pieno di olio con un piatto. 

Con la carta da filtro la filtrazione è molto lenta e occorrerà una giornata intera e per ridurre l’ossidazione dell’olio è meglio coprirne la superficie.

Nel versarlo nel filtro non si versa l’ultima parte sul fondo del barattolo, specialmente se si vedono delle bolle di umidità sul fondo, che alla lunga, causerebbero l’irrancidimento dell’oleolita.

Quest’ultima parte sarà la prima da usare.

Per eliminare l’umidità, se una piccola parte di essa si trovasse sul fondo, ci si può aiutare con un imbuto separatore  o una siringa che ci permette di estrarre bene l’acqua se l’olio è decantato in un bicchiere a forma conica.

Possiamo scegliere fra tre tipi di macerazione per fare l’oleolita:

La macerazione breve del bagno maria  è la più adatta alle piante fresche perché tenendo in questa operazione il vaso di vetro senza coperchio,(ma si può sempre mettere sopra il vaso un telo a trama larga) il calore del bagnomaria in cui è immerso il nostro vaso, favorisce l’evaporazione dell’umidità della pianta fresca.

Dato che il calore a cui è sottoposto l’olio raggiunge i 50-60 gradi centigradi esso deve essere termoresistente come l’olio di Jojoba, Oliva, Riso, Ricino, Girasole, ecc. e ci si può aiutare a mantenere la temperatura bassa mettendo due pentolini uno nell’altro con dentro l’acqua in entrambi e il vaso con l’olio e la pianta nel pentolino soprastante.

Questa digestione dura dalle 2-3 ore e dopo aver decantato e filtrato l’erba impiegata, l’estratto è pronto, ma se vogliamo possiamo ripetere la digestione a bagnomaria con pianta nuova e l’oleolito appena ottenuto per rinforzare di principi attivi l’oleolita come quando si estrae l’olio essenziale dai fiori di Serenella.

Nella macerazione detta digestione solare, si possono usare piante fresche come l’Iperico, l’Arnica, la Melissa, ecc che seccando renderebbero molto meno come efficacia terapeutica ma più frequentemente si usano piante secche, per non irrancidire l’olio.

Si impiegano oli sempre termostabili e anche fotoresistenti come olio di oliva, girasole, ricino, jojoba, burro di karitè, avocado, sesamo, nocciolo, (a questo riguardo ci si può aiutare coprendo il vaso, oltre che con il suo coperchio, con un canovaccio o con della carta argentata che impedisce ai raggi solari di danneggiare l’olio, in questa macerazione non si usa l’olio di Riso che è molto  fotolabile). 

Questa macerazione dura circa 2-3 settimane e ogni giorno il vaso deve essere ritirato quando va via il sole.

Infine vediamo la macerazione tradizionale, cioè quella più lunga ottenuta mettendo la pianta secca nell’olio e il tutto tenendolo per 2-3 mesi al buio in un luogo fresco e asciutto e agitando il barattolo 2-4 volte alla settimana, come si fa anche in quella solare, e in questo tipo di macerazione viene consigliato l’olio di Vinaccioli molto resistente all’irrancidimento ma non al calore, né ai raggi del sole come alcune piante ricche di vitamine e principi attivi termolabili.

Potrà essere utilizzato anche l’olio di oliva, jojoba, girasole, ecc.

Il rapporto droga / olio è ⅓ per la droga secca, ½ per la pianta fresca, ma l’importante è coprire sempre l’erba con tre dita di olio, e lasciare in questa fase uno spazio libero nel barattolo per permettere l’agitazione, ovviamente con barattolo chiuso, 2-3 volte a settimana, questo, nella macerazione solare e nella macerazione lunga al buio.

L’olio ottenuto si conserva bene per sei mesi-un anno, quando scade lo si avverte subito dall’odore dell’olio che irrancidisce, ma può conservarsi efficace anche per due anni se vengono aggiunti dei conservanti naturali come  ⅓ – ¼  di olio di Jojoba, o il 10% di Benzoino, o lo 0,25% di vitamina E, o un olio essenziale messo in misura dello 0,5 a 1,5% per gli oleoliti estetici e 1,5-3% per aumentare l’effetto curativo dell’oleolita.

L’olio essenziale migliora la penetrazione, la conservazione, l’odore specialmente se si impiega l’olio di oliva che alla lunga non ha un odore raffinato e aumenta notevolmente l’effetto erboristico del macerato.

L’oleolita viene quindi versato in un barattolo di vetro del suo stesso volume, oppure lo si può rabboccare un poco con altro olio.

I nemici nella conservazione dell’olio sono l’umidità che è la prima causa dell’irrancidimento, l’intensità del calore, le radiazioni luminose, l’ossigeno che ossida e che ci porta a rabboccare il barattolo.

Si possono mescolare più oli, arricchendo le qualità organolettiche  dell’oleolita. 

Con l’oleolita si possono poi fare le pomate anidre, idroalcoliche e i saponi.

Le pomate idroalcoliche sono arricchite non solo dalle qualità organolettiche, che spesso provengono dalla mescolanza di più oli.

Sono arricchite dalle proprietà molto concentrate degli oli essenziali, e dagli estratti idroalcolici della tintura madre che con l’oleolita estraggono praticamente tutto della pianta.

Con le pomate anche la conservazione risulta prolungata, un oleolita trasformato in pomata idroalcolica prolunga la sua azione da 6 mesi-1 anno dell’oleolita, a 2-3 anni della pomata(rispettivamente per le pomate idroalcoliche e poi anidre.

Certo la preparazione è più complessa dovendo allineare le proprietà degli oli utilizzati come solvente con quelle degli oli essenziali e delle piante utilizzate nell’oleolita, oltre a quelle della  tintura madre.

Anche le qualità organolettiche dell’olio scelto devono essere adatte al tipo di pelle che viene curata.

Pomata anidra 

Si scaldano a bagnomaria 90ml di un oleolito e poi si sciolgono dentro 14g di cera d’api grattugiata e quando la cera si è sciolta si toglie il tutto dal calore e prima che si solidifichi, si aggiungono 1- 4 ml di olio essenziale che si devono ben mescolare con il resto, quindi si versa in qualche barattolo per pomate e quando la pomata è solida si chiude il barattolo.

Questa pomata anidra si conserva 3 anni fuori dal frigo.

Pomata idroalcolica

Nella pomata si può aggiungere anche una tintura idroalcolica per completarla ulteriormente di proprietà e si procede in questo modo: Si scaldano 70ml di un oleolita con il bagnomaria, ci si scioglie 2g di lecitina di soia in polvere, e poi si sciolgono nel tutto sempre 14g di cera d’Api.

Quando anche la cera si è sciolta si aggiungono lentamente 10-20 ml di tintura alcolica scaldata a parte, si frulla per mescolare bene il tutto e prima che si solidifichi si aggiungono da 1 a 4 ml di olio essenziale, quindi si versa nel barattolo e quando la pomata è abbastanza solida è fredda si chiude bene con il suo coperchio.

Questa pomata idroalcolica si conserva bene per 2 anni.

Piante utili negli oleoliti

Negli oleoliti si utilizzano principalmente piante ricche di oli essenziali, resine o glucosidi, seguirà un elenco di alcune piante che li concentrano in una parte della pianta indicata da usare come secca o fresca.  

Achilleasommità fioritafresca o secca
Allorofoglie e bacchefresche  o secche
ArnicafioriFRESCHI
Basilicofogliefresche o secche
Calendulacapolinisecchi
Camomillacapolinisecchi
CarotafittoneFRESCO
Consolidaradicefresca o secca
Elicrisofiorifreschi o secchi
Ericafiorifreschi o secchi
Eucaliptofogliesecche
Fieno Grecosemipolvere
Finocchiosemipolvere
GineprobaccheFRESCHE
Iperico fioriFRESCHI
Lavanda fiorifreschi o secchi
LigustrofioriFRESCHI
LuppoloconiFRESCHI
Maggioranafogliefresche o secche
Melissa foglieFRESCHE
Origanofogliefresche o secche
Malvafiori e foglieFRESCHE
MIELE
NocemalloFRESCO
Peperoncinofruttisecchi
PinogemmeFRESCHE
PioppogemmeFRESCHE
Rosa GallicafioriFRESCHI
Rosmarinofiori e fogliefreschi o secchi
Salicecorteccia o linfaFRESCA
Salviafogliefresche o secche
Santoreggia¹fogliefresche o secche
SerenellafioriFRESCHE
Tigliofiorifreschi o secchi
Timosommità fioritafresca o secca
Verbascofogliefresche o secche
Verbenaparte aereafresca o secca
Zenzerorizomasecco

¹ Le piante idrosolubili sempre utili in cosmetica, vengono emulsionate nelle pomate come Alcoliti o Tinture Madri.

² Le altre piante con principi prevalentemente idrosolubili ma sempre utili in cosmetica vengono emulsionate nelle pomate attraverso gli Alcoliti o le Tinture Madri. 

Seguiranno alcune piante aromatiche di cui si utilizzano gli olii essenziali con le relative proprietà cosmetiche ed il tipo di pelle a cui si prestano meglio.

Oli essenziali puri che si possono aggiungere agli oleoliti o alle pomate, in base al tipo di pelle

Questi oli essenziali puri possono essere aggiunti agli oleoliti, anche se di solito vengono soprattutto aggiunti alle creme e alle pomate anidre e idroalcoliche.

ALLORO, utile nella pelle grassa, acne e foruncoli.
ARANCIO AMARO, utile nella pelle avvizzita e atonica.
BASILICO, utile nella pelle mista e come schiarente e drenante.
BENZOINO, per pelli aride, fissurate e con prurito.
CAMOMILLA, per pelli sensibili, fragili o infiammate o con dermatosi.
CANNELLA, per pelli miste e come astringente.
CAROTA, per pelli devitalizzate, con macchie, rughe e dermatiti.
CIPRESSO, per pelli miste, disidratate e impure.

CITRONELLA, adatta a pelli grasse e iperseborroiche o con ispessimenti, E’ un ottimo repellente per insetti.

ELICRISO, per pelli fragili, ecchimosi, acne e dermatiti.
L’Elicriso agisce come dermopurificante, antiinfiammatorio, lenitivo, protettivo e riepitelizzante.

EUCALIPTO, è utile a pelli grasse, a curare le micosi, le dermatiti e le congestioni cutanee.

FINOCCHIO, per pelli grasse e come detergente e tonico. Agisce da dermopurificante.

GELSOMINO, per pelli sensibili e irritate.

GINEPRO, per pelli grasse, con macchie, iperseborroiche, e impure. Esso è dermopurificante e riepitelizzante.

LAVANDA, adatta a pelle mista e grassa.
La Lavanda cura l’acne, le abrasioni, le irritazioni. E’ antisettica e antibatterica. dermopurificante e stimolante.

LIMONE, cura la pelle mista e grassa.
Protegge i capillari ed è schiarente oltrechè fotosensibilizzante.

MELISSA, per pelli grasse, impure o con smagliature.

MENTA PIPERITA, per pelli miste, pruriti e arrossamenti.

ORIGANO, per pelli grasse, miste, infette.

PEPE NERO, per pelli miste, grasse o con smagliature.

PINO MARITTIMO, adatto a pelli grasse.

PINO MUGO, per pelle mista e dermatosi.

PINO SILVESTRE, adatto a pelli miste, irritate o con congestione cutanea.

ROSA, per pelle secca, sensibile, per senescenza e da decongestionare.

ROSMARINO, per pelle grassa.
Stimola la circolazione ed’ è astringente.

SALVIA, per pelli miste, dermatitiche, con pori dilatati o con abrasione.

TIMO, per pelle mista e grassa, infetta o acneica.

VANIGLIA, per pelli miste, impure o con rughe.

VERBENA, per pelle mista e grassa.
Adatta a impurità, acne e abrasioni.

ZENZERO, per pelli miste o con capillari dilatati.

MIELE, aggiunto agli oleoliti ha proprietà emolliente, idratante, lenitiva, cicatrizzante sebo regolatore e  decongestionante. 

Caratteristiche di alcuni oli fissi impiegati per fare gli oleoliti

Olio di Oliva

Ricco di vitamina E, antiossidante, regge bene al calore e alla luce e difficilmente irrancidisce, quindi si presta a tutte e tre le preparazioni: 

  • Breve, con il bagnomaria, adatto anche alla pianta fresca. 
  •  Media, con la digestione solare, che avviene in 14 – 21 dì.
  • Lunga che dura dai 2-3 mesi e avviene in luogo buio e fresco.  

L’olio di oliva si presta bene ai massaggi per i dolori reumatici, essendo disinfiammante e rigenerante.

Si presta ottimamente anche nelle preparazioni cosmetiche, essendo ricco in vitamina A, E ( questa vitamina è l’antiossidante più potente), lenitivo in caso di arrossamenti, idratante, elasticizzante, nutriente ed emolliente, indicato per pelle e capelli secchi, ai capelli ridona lucentezza..L’unico inconveniente è l’odore marcato che però può essere mascherato con l’aggiunta di olio essenziale.   Viene considerato un olio leggero.

Olio di Girasole

Resiste alla luce e rispetto al calore meno dell’olio di oliva, di riso e di  jojoba e comunque si presta ai tre tipi di preparazioni degli oleoliti.

Ha proprietà liscianti ed è particolarmente adatto per tutti i problemi della pelle dei bimbi,  pelli infiammate, irritate, arrossate e dermatitiche.

Quindi utile per tutti i tipi di  pelle, anche secche, danneggiate dal sole.

Contiene molta vitamina E, e D, A, K, F e insieme nel rapporto 2/1 con l’olio di ricino elimina molto bene le cellule morte e le impurità cutanee ammorbidendo la pelle.

Si ricorre spesso a quest’olio negli oleoliti casalinghi.

Olio di riso

e’ un olio leggero, resiste molto bene al calore, ma non alla luce quindi è indicato nella preparazione a bagnomaria e tradizionale all’oscuro ma non nella digestione solare. Protegge la pelle dai raggi u.v. del sole,(scottature) è un buon antiossidante ed è adatto alla pelle dei bambini, ma soprattutto per le smagliature, elasticizzando bene la pelle.Spesso viene adoperato per curare i capelli mettendosi una cuffia durante la notte. Esso è economico ed è meglio quello spremuto a freddo. Anche se per  per la sua estrazione, con solventi chimici, l’olio di riso è poco biologico.

Olio di Jojoba

E’ più una crema liquida che un olio,  molto simile alla pelle e perciò molto penetrante.

Resiste incredibilmente all’irrancidimento anche scaldato ripetutamente e per questo motivo viene aggiunto agli altri oli per migliorarne la loro conservazione aggiungendone ⅓ -¼.

Protegge la pelle dagli agenti esterni, previene le rughe sul viso e sul collo, nutre la pelle e i capelli.E’ adatto alle pelli miste, grasse, secche, sensibili e devitalizzate. E’ leggerissimo.

Olio di mandorle dolci

Secondo alcuni autori questo olio non si presta molto bene a utilizzarlo per preparare un oleolita sia per la veloce tendenza all’irrancidimento sia per la sua ridotta tendenza ad assorbire altri principi attivi oltre ai propri essendo esso già saturo di per sé. Questo olio contiene acido oleico, linoleico e acidi grassi soprattutto miristico

Ma indipendentemente da queste considerazioni esso possiede molteplici proprietà.

Rinnova molto bene la pelle, nutre sia il corpo che i capelli, e si rivela eccelle per le smagliature. Si presta bene a curare le pelli secche, sensibili, delicate e danneggiate o con smagliature. E’ un olio leggero e termolabile.

Olio di germe di grano

Anch’esso è un olio termolabile,con elevate percentuali di acido linoleico, oleico, e insaponificabili come tocoferolo, fitosteroli e fosfolipidi; è ricco di vitamina E, lecitina, vitamine A e D e si rivela un ottimo antiossidante e riequilibrante consigliato per pelli secche alla fine dell’estate, danneggiate o macchiate. Come doposole o sui capelli fragili inariditi o con forfora dona un miglioramento immediato. Esso è emolliente, restitutivo e idratante.

Olio di ricino

E’ un olio termostabile e quindi adatto per fare oleoliti con la digestione solare e con il bagnomaria. E’ un olio pesante ottimo per capelli e ciglia grassi, secchi, fragili e sfibrati, li rinforza, li nutre, e ne favorisce la crescita. E’ adatto a pelli danneggiate e irritate. 

Viene impiegato nella produzione dei rossetti rendendoli molto luminosi. 

Olio di lino

E’ un olio termolabile, specifico per le infiammazioni e per le allergie e adatto alla cura dei capelli. E’ un olio pesante.

Maria Treben nell’oleolito di Iperico per le bruciature lo consiglia al posto dell’olio di Oliva. Sicuramente non resiste alle temperature del bagnomaria, cioè nella digestione breve che dura da una a tre ore, lo useremo invece nella macerazione lunga e al buio

Essendo ricco di omega 3 è fortemente antiossidante, internamente nell’alimentazione contrasta l’azione delle prostaglandine agendo bene come antinfiammatorio, ma contrasta anche la crescita delle cellule del tumore della prostata.

Olio di vinaccioli

Olio leggero, rassodante e idratante. Impiegato nei cedimenti della pelle, (interno coscia, glutei, braccia, collo e decoltè) e per l’invecchiamento precoce. Esso si adatta bene alle pelli miste.

Stimola la microcircolazione e cura le varici.

Resiste un poco al calore e poco alla luce e quindi è più adatto alla macerazione lunga buia e fresca.

Non contiene vitamina E ma polifenoli antiossidanti, è indicato per pelli sensibili e delicate essendo nutriente ed emolliente.

E’ considerato fra i migliori olii contro l’irrancidimento.

Olio di avocado

E’ indicato soprattutto per pelli secche e mature, sensibili, atone e spente, esso è altamente emolliente e grazie alle sue vitamine penetra bene nella pelle, la nutre e le dona elasticità.

Ha proprietà riepitelizzante e restitutiva, contiene la vitamina B e D. 

Quest’olio è termoresistente, quindi si presta alla preparazione degli oleoliti a bagnomaria e nella digestione o macerazione solare.

Olio di sesamo

Questo olio invece viene raccomandato soprattutto per pelli grasse dalle quali è assorbito molto bene, pelli secche, miste o danneggiate.

Esso è emolliente, elasticizzante, nutriente e ricco di calcio, magnesio, zinco, potassio e fosforo; Inoltre è termostabile.

Olio di nocciolo

Utile a pelli miste o acneiche e soggette a punti neri.

Tonifica e astringe agendo sulle smagliature e sulle cicatrici.   Elasticizza, nutre, rigenera e idrata la pelle curandola. Inoltre è ottimo sui capelli, è leggero e termoresistente.

Olio di rosa mosqueta

Ricco in acidi grassi essenziali e tocoferolo.

Adatto a pelli secche con eczemi e cicatrici, danneggiate e irritate e per pelli mature.

Rigenera le cellule della pelle, è antirughe e idratante.

E’ un olio termolabile, e rispetto agli altri è molto costoso.

Oli fissi consigliati per vari tipi di pelle.

Pelli secche

Sesamo, Argan, Borragine, Germe di Grano, Rosa Mosqueta, Mandorle Dolci, Cotone, Cartamo, Ribes Nero, Camelia.

Pelli grasse

Jojoba, Melone, Neem, Ribes Nero.

Pelli miste

Jojoba, Vinaccioli, Sesamo, Cocco, Nocciole, Camelia.

Pelli sensibili e delicate

Albicocca, Baobab, Borragine, Camelia, Cotone, Enotera, Jojoba, Mandorle dolci, Melone, Oliva.

Pelli danneggiate e irritate

Albicocche, Baobab, Camelia, Germe di Grano, Rosa Mosqueta, Mandorle Dolci, Melone, Oliva, Ribes Nero, Sesamo, Tè Bianco, Ricino.

Pelli macchiate

Germe di Grano, Macadamia, Calophille.

Pelli mature

Argan, Borragine, Camelia, Canapa, Lampone, Rosa Mosqueta.

Introduzione all’ Alchimia vegetale

Esistono 3 principi detti Filosofici veicolati da 3 sostanze che stanno alla base di ogni manifestazione sensibile, chiamati:

  • zolfo, mercurio e terra,  per il regno minerale
  • olio, acqua e sale,  per il regno vegetale
  • anima, spirito e corpo, per il regno animale

Queste sostanze sono chiamate anche misti, perché in ciascun regno ciascuna sostanza, contiene anche le altre due.

Esempio: l’olio estratto dalla pianta, denominato anche zolfo, non è altro che il veicolo di un misto dei tre principi (e dei 4 elementi) fra i quali prevale il principio vitale e soprannaturale, detto anche filosofico dello Zolfo.

Le medicine spagiriche si possono ricavare dai tre regni, ciascuno corrispondente ad un grado di vibrazione differente (anche come potenza terapeutica, ma quest’ultima dipende ancor più dal grado di purezza, intesa come omogeneità realizzata nel rimedio).

Operando l’anatomia di un vegetale si riscontrano, rispetto alle prime 3 sostanze chiamate anche principi attivi, altre 2 sostanze dette passive.

Queste sostanze sono l’acqua o Flegma e la terra detta anche Caput Mortuum

L’acqua è il freno degli spiriti e impedisce la combustione dello zolfo. Quando in un essere vivente c’è troppa acqua, essa diminuisce il calore naturale e rallenta il corpo rendendolo flemmatico, ma se essa è troppo poca il corpo risulta come bruciato, arrossato dallo zolfo, il principio del fuoco.

Però dato che questa acqua trattiene una piccola traccia di zolfo, mercurio e sale, essa risulta particolarmente adatta ad estrarre i sali fissi dalla terra calcinata, perché scioglie i legami che i sali attraverso lo zolfo hanno con la terra, inoltre essa porta i sali fissi a cristallizzarsi bene, specialmente quando la pianta e quindi il flegma da essa estratta sono ricche di sale essenziale.

La sostanza della terra, contenuta nella pianta, aumenta la stabilità del composto, infatti essa congiunta al sale causa la corporeità, ma se è eccessiva rende il corpo pesante e lento.

Anche la terra, intendendo il caput mortuum, trattiene una piccola traccia dei 3 principi filosofici e grazie alla sua capacità di catturare lo spirito universale, si è dimostrata capace di generare un vegetale uguale a quello da cui è stata ricavata.

Nel laboratorio essa può essere utile quando si vuole illimpidire la tintura da cui è stata ricavata perché attrae a sé le parti più grossolane e al tempo stesso può liberare delle tracce di metalli che arricchiscono la tintura degli oligoelementi della pianta.

Diventa interessante, dopo aver fatto l’anatomia del vegetale osservare la quantità di ogni sostanza che lo formava, per ricavarne informazioni circa il suo livello di materializzazione o a quale dei tre regni maggiormente si avvicina.

Per esempio l’Aglio se lo calcini ne ricavi pochissimo sale fisso e pochissimo elemento “terra” ed infatti è tutto zolfo, cioè fuoco, il quale fortifica la volontà, e infatti questa piantina ha l’energia di Marte: Un tempo i soldati masticavano l’aglio crudo per rinforzare la loro volontà e resistenza in battaglia.

Ma l’aglio contiene anche moltissima acqua, che corrisponde ai sentimenti e non è un caso che l’aglio viene chiamato l’amico del cuore.

Tra l’altro l’aglio migliora la circolazione del cuore, fluidificando il sangue, dilatando i vasi, e liberandoli dalle ostruzioni.

Ma il simbolo di marte non è proprio un cerchio con una freccia? dove il cerchio simboleggia il sole (macrocosmico) e il cuore (o sole microcosmico) e la freccia ci indica la volontà concentrata e diretta ad uno scopo ben preciso e in questo caso essa rappresenta e dirige  l’apporto in tutto l’organismo di ossigeno, luce, calore e nutrimento. 

L’aglio ha una massiccia componente sulfurea e mercuriana e contrasta validamente molti batteri, i quali un tempo erano visti soprattutto come spiriti parassiti e anche qui ritroviamo la sua componente marziale, nel fatto che l’aglio sia un buon antibiotico.

L’acqua e la terra, i principi passivi, comunque vanno separati perché non solo non esplicano una azione terapeutica, ma rallentano anche l’azione degli altri tre principi attivi.

Questi ultimi, lo zolfo, il mercurio e il sale, pur essendo sensibilmente dissimili (fisicamente), sono capaci di fondersi indivisibilmente ed omogeneamente unendo la loro forza nella quinta essenza o forza vitale.

Le due sostanze passive riducono questa forza, sia perché la diluiscono, sia perché si infrappongono fra esse compromettendo la forza che ogni trinità realizza con la sua unità.

Quindi nostro intento è separare le tre sostanze attive dalle due passive purificando le 3 il meglio possibile affinché riunendole si possano fondere totalmente.

L’individualità della pianta raggiunge in questo modo il suo massimo livello evolutivo come anche la massima espressione delle sue proprietà medicinali.

Inoltre mentre prima il vegetale aveva un tempo di vita limitato, adesso avendo purificato e unito l’anima allo spirito grazie al corpo (cioè il sale fisso), il quale ha permesso questa unione su un piano molto profondo, l’individuo vegetale non è più soggetto alla corruzione degli agenti esterni e rimane vitale all’infinito, anzi, più passa il tempo e più matura la potenza delle sue virtù curative.

Nel separare le 5 sostanze del misto, in un certo senso l’Alchimista toglie la vita alla pianta per ridare vita ad un individuo vegetale molto più puro e vitale del precedente.

Tra l’altro la parola puro deriva dal greco “fuoco”, ed è proprio attraverso il calore sprigionato dal fuoco che potremmo separare le 2 sostanze fisse della pianta, costituite dal sale e dalla terra, dalle altre volatili che sono il flegma, cioè l’acqua, l’olio o essenza volatile e l’alcol (ricavato dalla fermentazione della pianta) detto anche spirito.

Si dice volatile tutto ciò che fugge esalando al minimo calore, fisso, invece è tutto ciò che resiste al fuoco diretto, senza evaporare e senza subire alcuna alterazione della sua sostanza. 

Ogni vera manipolazione alchemica consta di 2 fasi dette Solve et Coagula, cioè separa e riunisci.

Il medesimo significato è contenuto nella parola Spagiria, definibile come l’applicazione dell’alchimia alla medicina. 

Questa parola sembra coniata da Paracelso o da qualche suo predecessore e deriva dal greco “spao” e “agheiro” che significano appunto separare e ricongiungere, o ancora, estrarre i doni divini: i 3 principi della vita, l’archetipo.

Questa operazione alchemica, del solve et coagula, avviene anche dentro di noi. 

Esempio quando scomponiamo durante la digestione le proteine nei loro aminoacidi essenziali, e questi vengono utilizzati per rinnovare costantemente la base dell’impalcatura del corpo fisico e tutti gli altri aspetti più sottili.

Altro esempio, lo si vede nello studio di un testo, quando lo si scompone per rielaborarlo secondo un nuovo ordine. 

Tornando alla digestione degli alimenti, essa comporta una vera e propria trasmutazione del magnetismo dei principi attivi, di ciò che si è ingerito nel magnetismo superiore del nostro organismo. E se questa trasmutazione non avviene, il magnetismo introdotto diverso dal nostro combatte la nostra Natura indebolendola e questo avviene quando eccediamo nell’alimentazione, o quando non metabolizziamo i contenuti psichici, che vengono rimossi nell’inconscio da dove ci condizionano costantemente, indebolendo la nostra volontà spirituale e confondendo i messaggi che ci vengono dalla nostra anima.

Quindi anche coi pensieri, o li assoggettiamo o ci assoggettano, ma rimangono vivi a meno che non smettiamo di nutrirli facendo leva sulla nostra volontà cosciente. 

Da cui la necessità di realizzare la purificazione che operiamo sulla pianta anche dentro di noi.

A questo proposito un detto dice: non puoi donare ad altri ciò che prima non hai donato a te stesso

Solve è il principio di morte, mentre il coagula il principio di vita o di rinascita, esempio, spesso l’intelletto, che spesso fa il solve, ci conduce a dividere una realtà in mille frammenti, l’amore, il coagula, invece promuove una comprensione così profonda e unitaria della stessa realtà da farcene sentire parte.

Basta anche osservare il processo naturale a cui va incontro un chicco di grano dopo la semina.

Esso prima di generare una pianta intera, il suo corpo diventa una piccola carcassa in piena putrefazione, cioè muore e a questa dissoluzione, segue una efficacissima coagulazione dell’energia vitale sprigionata, che alimenterà la nuova piantina.

Augusto Pancaldi, noto Alchimista, attribuisce la causa di tutte le malattie che ci affliggono agli spiriti corrompenti e dissolutori.

Il rimedio spagirico aumenta il nostro naturale magnetismo specifico, e di seguito la nostra Natura interiore rinforzata, rigetta da sé ogni sorta di eterogeneità corrompente.

Le parole Zolfo, Mercurio e Sale con cui nominiamo i principi filosofici delle piante, non sono da confondersi con lo zolfo minerale, o con il mercurio contenuto nei termometri o con il sale che usiamo in cucina.

Queste parole si riferiscono a dei principi vitali, presenti in ogni forma di vita dei tre regni. 

C’è un’altra parola interessante da comprendere: “laboratorio”, composta da labora, cioè lavora, e oratorio, da pregare, cioè il Laboratorio è il luogo dove si prega e lavora.

Sottolineando con questa parola i due aspetti fondamentali dell’ Alchimia, cioè quello metafisico del contatto con Dio, attraverso lo Spirito Santo senza del quale non si può giungere alla profonda quanto però semplice comprensione del mistero della Creazione, che gli Alchimisti nascondono molto bene nei loro trattati… e quello fisico, strettamente pratico, quanto connesso al primo, nel quale si verifica la teoria sul piano sperimentale, per produrre i rimedi salutari.

Questi due aspetti rendono l’Alchimia una metafisica sperimentale e anche il rimedio spagirico agirà contemporaneamente su più livelli. 

Esso mira a ripristinare l’armonia psicofisica dell’individuo per niente slegata dalla sua riconnessione consapevole col mondo Divino e Naturale.

Il SALE 

Il Sale significa il corpo, il solido, la materia nel senso proprio, è il potere di corporificazione.

Nasce come prodotto di congiunzione del maschio e della femmina, quindi è il loro figlio e in esso non a caso si ritrovano fissati la materia lunare umida e la virtù solare.

Il sale fisso si estrae dall’elemento terra della pianta, 

in quanto materia racchiude in sé attraverso il fuoco e l’acqua le qualità dei 4 elementi, rispettivamente: secco, caldo, umido e freddo.

E’ sorprendente come le 2 coppie di qualità opposte possano convivere perfettamente all’interno del sale.

Esso dimostra di possedere il fuoco anche coi sensi, appoggiato sulla punta della lingua è quasi ustionante, non è un caso che resiste benissimo fino ad un certo calore del fuoco.

Aprendolo alchemicamente ed estraendo questo fuoco, esso ci appare come un olio rosso e sulla lingua quest’olio emana un calore morbido e avvolgente in tutte le direzioni, come il sole, la tintura celeste.

Ma il sale dimostra anche le qualità umide della luna: il solvente” universale. Il Sale è molto igroscopico dato che ha in sé una materia umida, chiamata umido radicale fisso, e attira il suo simile, l’umido dell’aria, infatti lasciato all’aria mezza giornata si squaglia completamente e si scioglie perfettamente in acqua, dove perde completamente la sua forma.

Esso ci appare completamente bianco, come la neve e la luna mostrandoci anche in questo modo che esso abbraccia il principio lunare.

E’ con il fuoco e l’acqua che vengono purificati i sali, il fuoco brucia le loro impurità e mentre con l’acqua vengono lavate via.

Esso da sapore a ciò che mangi e a ciò che sai, arricchendo la tua vita, viene infatti  è collegato anche al “sale di sapienza.

Un tempo costituiva moneta di scambio e la parola salario è chiaramente collegata al suo valore.

Se cerchiamo una analogia fra il sale fisso e la donna e l’uomo essi prima si incontrano come i 2 volatili, cioè il mercurio e lo zolfo volatili e solo successivamente cominciano a unirsi l’una nell’altro. Insieme costruiscono una casa e da loro nasce un figlio (il sale fisso) e da questo momento in poi si impegnano, cioè si fissano come lo zolfo e il mercurio fissati nel sale fisso.

All’inizio inevitabilmente, avendo nell’esteriore una natura contraria, come gli elementi del sale,  si scontrano qualche volta, ma poi diventano sempre più interiori e grazie a questo passo si possono integrare e fondere totalmente, proprio come lo zolfo e il mercurio fissi del sale. E come il sale alcune persone sono più calde o secche o fredde o umide a seconda dell’elemento predominante in loro.

Se le coppie interiorizzassero le loro qualità uscirebbero dai ruoli e le loro qualità non sarebbero più polari, quindi non si scontrerebbero più, certo! non sarebbero neanche più necessari l’uno all’altra ma in cambio saprebbero amarsi veramente.

Il sale rappresenta ed è contenuto soprattutto nelle parti più dure della pianta e dell’uomo, cioè la radice e il cranio e quindi non è casuale se il sale fisso della pianta agisce prima sulla testa, dove appunto viene elaborato il sale di sapienza.

Esso agisce al un livello molto profondo nell’inconscio, nel mondo delle cause.

Il fiore agisce più a livello astrale, come si vede anche nella floriterapia, dove estratto in un certo modo, riallinea la personalità, pronta a cambiare, con la sua anima.

Le foglie, laboratorio in cui vengono fabbricati perlopiù i principi attivi chimici, agiscono sul corpo fisico riequilibrando i sintomi della malattia, ma non solo, equilibrano anche il corpo eterico  con la loro vitalità, il quale è il primo ad ammalarsi.

Il sale, come abbiamo detto in genere è più abbondante nella radice che affonda nell’oscurità del regno minerale e anche per analogia, agisce sulla nostra oscurità inconscia.

E se il sale fisso corrisponde al regno minerale,

il vegetale corrisponde al corpo eterico e infine l’animale condivide con noi il corpo astrale.

Stando nella Natura i vegetali arricchiscono la nostra vitalità mentre giocando con gli animali rivifichiamo le nostre emozioni.

Essendo il sale fisso la condensazione dello spirito, anche fisicamente è la parte più pesante della pianta, pesa più dell’acqua e della terra pura e asciutta e giustamente si trova spesso nelle radici che radicano la pianta al suolo dando ad essa maggiore stabilità.  Ma anche la coscienza dona stabilità e peso alla persona, permettendole di adattarsi alla realtà.

Nel sale le due radici della vita, lo zolfo e il mercurio, il principio del fisso e del volatile sono ben armonizzate, come è ben proporzionata la radice con lo sviluppo della chioma.

E  di fronte ad una tormenta, la pianta come l’uomo ben radicati alle 2 radici della vita, l’una non viene sradicata e l’uomo non diviene una banderuola.

TINTURA SPAGIRICA

Quando gli antichi decantavano le proprietà della pianta come virtù miracolose, sapevano che questo potere terapeutico consiste specialmente nella forza della vita che vibra in esse, oltre che nella condensazione di questa forza nei principi attivi chimici della fitoterapia.

Il principio della vita, che è anche la causa della manifestazione di ogni forma vivente, è trino, formato cioè dallo zolfo, dal mercurio e dal sale.

Lo zolfo è l’anima, cioè il calore, il colore, il sapore, l’odore e quindi il fuoco.

Il mercurio è la vita, che nella pianta sostiene ogni processo metabolico veicolato dall’acqua o dall’alcol, se la pianta è stata poi fatta fermentare e distillare.

Infine c’è il sale, che custodisce resistendo anche al fuoco la sapienza della pianta; esso è il corpo, cioè la materia essenziale vegetale.

Se vogliamo che questa materia esprima la sua potenza spirituale in campo terapeutico, occorre spiritualizzarla, cioè sublimare i sali.

Anche questo è un lavoro abbastanza lungo, per farlo occorre tanta passione ed un desiderio infaticabile.

Per ottenere una tintura spagirica bisogna macerare la pianta nell’alcol, lo spirito”, al termine di questa fase la soluzione si è tinta ( si dice che lo spirito ha liberato l’anima, dalla sua materia) da cui il nome di tintura.

Meglio ancora sarebbe se l’alcol, contenesse proprio il mercurio della pianta trattata, anche se il lavoro in questo caso si complica: bisognerebbe fare fermentare molta pianta e poi distillare più volte per purificarlo questo mercurio o alcol e poi con esso fare la macerazione per estrarre lo zolfo, cioè la tintura. 

C’è un altro tipo di tintura che si ricava dai sali, e un’altra che tinge il cielo: il Sole o Anima del mondo.

Prima si filtra la tintura della pianta e rimane nel filtro il residuo solido della pianta, questo, chiamato anche feccia, viene all’esterno di casa, incenerito, e farà molto fumo e terminata questa fase il carbone ottenuto sarà ridotto in polvere anche con l’aiuto di un mortaio e quindi filtrato attraverso un colino di ferro, se ancora caldo.

A questo punto anche in casa sui fornelli, o in un forno in mattoni o in una mussola elettrica si pratica una seconda combustione a 300 gradi circa, chiamata calcinazione.

Più è lunga la calcinazione e meglio è, qualche ora o 2-3 giorni.

Dapprima la  nostra calce, di colore bianco grigio come la calce è nera e dentro, durante la combustione è rossa intensa, e poi fuori diviene bianco cenere. 

Dicevo, se la calcinazione viene protratta, la calce diventa rossiccia, comunque il colore dipende anche dai metalli del sale insolubile che questa polvere contiene.

Durante questa fase vengono rotti i legami dello zolfo combustibile che imprigionava i sali fissi, (i quali devono diventare sempre bianchissimi), nella terrosità insolubile della pianta.

La calce ottenuta viene lisciviata, meglio con acqua di pioggia distillata, bollendoli in una pentola con la stessa.

Quindi quest’acqua, (che se assaggiate è molto alcalina; potete verificarlo anche con una cartina tornasole), viene filtrata e poi evaporata, meglio in una teglia in vetroceramica che anche sui fornelli non si rompe.

Poi gratterete i sali fissi che si saranno cristallizzati nella teglia.

I sali sono così igroscopici che dovrete essere veloci, altrimenti assorbono l’umidità dell’aria.

Se l’acqua di lisciviazione filtrata non è trasparente, ed evaporandola sentirete un profumo mielato, allora dovrete una volta asciutti i sali ricalcinarli, rifiltrare e poi rievaporare  il liquido. Questo perché i sali perfettamente puri, esprimono bene le qualità della pianta, e quindi talvolta bisogna reiterare ancora tutto il processo, e poi con un pestello e mortaio, riscaldati, vengono sminuzzati e subito messi in un contenitore di vetro a chiusura  ermetica.

Oppure i sali ottenuti dalla pianta vengono, ancora caldi messi nella tintura, soggetta poi alla coobazione.

Questa tintura dopo circa dieci giorni viene filtrata dai sali residui e questi ricalcinati, rilisciviati, filtrati nuovamente e l’acqua rievaporata.Quindi il tutto viene rimesso nella tintura.

Se annusate la tintura spagirica ottenuta, noterete che sarà molto più penetrante e di essa basterà un dosaggio minore, essendo più potente.

Questa tintura è una tintura ternaria, contenendo i tre principi

e grazie ai sali non sarà più acida come una tintura normale.

Qualche volta i sali vengono messi nella tintura direttamente con la loro cenere, e in questo modo  essa contenendo anche i sali insolubili, rilascerà anche i metalli della pianta, arricchendo la tintura anche di oligominerali.

Se la pianta è solare, probabilmente conterrà tracce di oro, o se è lunare, apporterà in questo caso tracce di argento, e via di seguito se risponderà all’energia degli altri pianeti.