La segnatura

In questo articolo vorrei dirvi perché ho intravisto nella segnatura la potenzialità di fare incontrare in un’unica visione l’antica pratica medioevale dell’alchimia e la moderna Fitoterapia.

Molti anni fa ho studiato le piante medicinali in un corso chiamato Fito-preparatore, in cui si considera la chimica della pianta con tutte le più recenti modalità estrattive e successivamente, per una decina di anni, mi sono dedicato allo studio e alle sue pratiche nel laboratorio di Alchimia vegetale. In questo passaggio ho notato che le proprietà, delle stesse piante considerate, non cambiavano pur essendo studiate da due discipline così lontane nel tempo.

Se l’alchimia mirava ad estrarre la forza vitale della pianta per rimetterci nelle condizioni di autoguarirci, la Fitoterapia mira invece ad estrarre, con opportuni solventi, le molecole chimiche dei principi attivi per poi con esse riequilibrare i sintomi di un corpo malato.

Nella Segnatura si può vedere una continuità fra questi due approcci, infatti la Vitalità della pianta, non solo si manifesta nel colore e nella forma della stessa, ma anche nei suoi principi attivi.

Nel caso della fitoterapia per capirla utilizziamo soprattutto la testa, mentre nel caso dell’alchimia era specialmente l’intelligenza del cuore ad essere maggiormente stimolata.

Nella segnatura vengono coinvolte entrambe ed entrambe sono considerate preziose per la completa comprensione della pianta in esame.

Vedremo insieme anche i principali strumenti di questa pratica e qualche esempio della loro applicazione.

La Segnatura è la comprensione della pianta partendo dall’osservazione delle sue caratteristiche esterne.

Essa restituisce all’uomo comune, che sia un adulto o un anziano e perfino al bambino (logicamente interessati a essa), oltre alla grandissima Vicinanza alla Natura , la Vera e completa comprensione delle proprietà curative delle piante medicinali, senza dover conoscere necessariamente la farmacognosia e la Fitoterapia.
Una differenza fra queste 2 scienze moderne e la segnatura è che mentre queste temendo di essere screditare dall’indagine soggettiva e dall’analogia, ragion per cui si mantengono un po’ inaccessibili e circoscritte a pochi studiosi, la segnatura include volentieri ogni nuova scoperta scientifica, considerandola un’ottimo punto di riferimento da cui ricavare molti arricchimenti e conferme.
Allo stesso modo essa abbraccia la cultura popolare, contrassegnata dal suo carattere empirico, molto importante perché basato sull’esperienza spesso millenaria in cui le piante medicinali hanno mostrato ripetutamente determinate proprietà.

Come funziona la segnatura?

La Natura sapendo che prima o poi volevamo capirla ha semplificato moltissimo i suoi messaggi.

In genere Essa mette ben in evidenza la Droga, cioè la parte della pianta in cui si concentra la Sua forza curativa.

Per esempio il fiore può essere coloratissimo, profumato, molto amaro o allappante o dalla forma molto bella come la Rosa o molto grande come nel caso della Magnolia, o con un petalo visibilmente diverso dagli altri o tutti i petali come “traumatizzati” tipo l’Echinacea. Beh… ogni cosa che ci colpisce l’attenzione perché anomala è portatrice di un messaggio.

Pensate al profumo ricchissimo delle foglie del rosmarino… la sua radice ed i suoi fiori questo profumo se lo sognano: Quindi la Droga sarà nel caso del rosmarino la foglia, che chissà perché è ristretta?
Anche l’ambiente in cui lo trovate non è casuale.

In realtà il caso esiste solo nella visione moderna meccanicistica che ci illude di essere liberi anche se siamo schiavi dei nostri condizionamenti.

Lo sapevate che la Primula ha le radici molto profumate, un pochino anche il fiore e ancora meno la foglia? Quindi la Droga nel suo caso è la radice.

La Natura però non è per niente rigida nei suoi schemi, che presentano ugualmente una loro logica.

Probabilmente ci invita a essere mentalmente molto elastici e dinamici e semplici per riuscire a cogliere i suoi messaggi. Ma dato che siamo un microcosmo identico al macrocosmo, cioè alla Natura, siamo autorizzati a sbizzarrire la nostra immaginazione soggettiva per riuscire a comprendere la Sua.

Lo strumento principale impiegato è l’analogia, definita da alcuni come l’intelligenza del cuore.

Ed’ è proprio per questo che un bambino o un anziano possono comprenderla, e nel riuscirci rallegrano se stessi, perché in fondo ritrovano il proprio valore nel cuore.

In questo tipo di osservazione si considerano tutte la cose che ci vengono in mente tipo: la consistenza della pianta, dura o molle, il suo sapore, il suo colore, la Sua forma, il suo rapporto con altre piante, il rapporto che alcuni animali hanno con lei, le leggende che anche se in formo simbolica sottolineano alcune sue proprietà, il suo portamento, l’ambiente di crescita spontaneo.

Anche il suo nome non è casuale, potrebbe fare riferimento alle sue proprietà come alle sue caratteristiche fisiche o ad entrambe, le scoperta scientifiche, la cultura popolare.
Se la si trova in gruppetti di piante simili oppure da sola, circondata da piante diverse, se cresce abitualmente in una vallata profonda o in mezzo ad un prato, o nel bosco o in mezzo ad un corso d’acqua.

Ecco, proprio tutto è un messaggio per noi e mentre cominciamo a comprendere la pianta cominciamo, anche se a piccoli passi, ad illuminarci dato che la pianta ci sta guidando a risvegliare una parte di noi stessi, rappresentando essa parte della nostra Coscienza.

Quando si intraprende questo cammino, per mia esperienza ci si apre il cuore e si comincia a scoprire quanto siamo fortunati, diversamente in alcuni altri casi potremmo essere un poco tristi ma in compenso molto più intelligenti e purtroppo meno spirituali, ed è questa la principale causa del malessere del nostro secolo.

Prima dicevo che la Natura ha una sconfinata fantasia nelle sue creazioni, intendevo dire che a volte sottolinea qualche porzione della pianta per parlare delle proprietà di un’altra parte della Stessa pianta.

Vi faccio un esempio, il pungitopo è tutto duro, le sue foglie (chiamate i cladodio, che in realtà sono fusti appiattiti), i fusti, i frutti. Tutto questo parla della necessità di questo vegetale di raccogliere le sue energia fino a condensarle in quella durezza che vediamo in lui, inoltre essa Stessa ci mostra che il pungitopo ha un’energia di saturno.

Altra cosa le bacche sono di un rosso vivo, crescono sulle foglie, che tra l’altro all’apice sono molto appuntite e rimangono sulla pianta anche durante il rigore invernale.
Questa pianta presenta invece una radice tenera, stanamente bianca e leggermente profumata.

Poi apprendiamo dai testi che la Droga e’ proprio la radice che con le sue proprietà restringe e irrobustisce i nostri vasi venosi.

Non è casuale che le bacche sono rosse come il sangue, che stranamente crescono proprio sulle foglie, le quali foglie riguardano la circolazione.

Le bacche del Pungitopo maturano in inverno e l’inverno è l’ultima delle 4 stagioni e per analogia è il momento in cui il sangue venoso fatica a risalire per ritornare al cuore, ma è proprio quello che stiamo facendo in questo momento!

Quindi leggete con la testa che il pungitopo aiuta il sangue venoso nel suo ritorno, ma noi lo stiamo comprendendo con il cuore e una volta che avete allineato tutto ciò che avete notato della pianta, potete a ben ragione affermare di aver compreso la Sua unità.

Cioè da dove proviene, come lo manifesta e qual’è il suo scopo curati o il suo messaggio evolutivo.

Se la pianta l’avete capita bene potreste allinearvi con Chi l’ha creata e quello che avete capito non dovrete memorizzarlo affatto perché sarà scolpito nelle vostre emozioni.

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